By: Davide Cappelli Acceso: marzo 03, 2001 In: Riflessioni Comments: 0

Alcuni giorni fa mi arriva il solito messaggio goliardico, frutto, penso, di reiterati forwards:

----- Original Message -----
From: <xxxxxxxx@yyyyyyyyy.zzz>
To: <davideATcappelli.net>
Subject: 10 motivi per odiare jakob nielsen
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1. Ha sempre ragione;
2. Non perde occasione di farlo notare;
3. Si crede come il giudice dredd...per la serie:"la legge sono io!";
4. A sentire LUI , Dio dovrebbe riprogettare l'Eden;
5. La mela di Adamo e Eva dovrebbe essere blu e non rossa;
6. tutte le mele del mondo dovrebbero essere sempre e invariabilmente blu;
7. Mi ha fottuto mesi di terapia con solo 4 parole: "un clic decide  tutto!";
8. La prima meta' del suo libro costa £ 78.000 la seconda 1 milione e sette-
   cento mila;
9. La carta stampata non morira' fino a che LUI avra' qualcosa da scrivere;
10.Con "Web Usability, The Practice of Semplicity", si sancisce l'entrata
   dell'antico ordine monastico Shaolin nell'era della new-economy.
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11.(bonus) un'e-mail e'"una piccola interfaccia utente a tutti gli effetti"!!

Pur, per certi versi, un po’ semplicistica, questa lista di commenti diretti a Jakob Nielsen, ed a tutti gli altri eminenti personaggi che si occupano di usabilità web, è molto verosimile: se, fino a qualche tempo fa (qualche mese, ai tempi della New Economy), solo arditi web designer e affini se ne occupavano, adesso la Usability è (in teoria, come si vedrà) un must, e soprattutto sulla bocca di tutti. Se ne è talmente discusso che ha un po’ stufato.

Sul newsgroup it.lavoro.professionisti.webmaster, l’anno scorso, avevo tentato d’introdurre il discorso, ma mi sono sentito rispondere anche che “L’usabilità non è una scienza; l’usabilità di un sito la può valutare solo l’utente: se il sito piace e viene usato spesso e tanto, allora è usabile“; nei i vari threads, delle risposte che andavano dal genuino interesse al disinteresse più conclamato, questo tipo di commenti costituiva una generosa parte. Ora, nel newsgroup (ma anche fuori), la realtà è totalmente cambiata: vi sono due fazioni principali, una costituita dai Flashisti (utilizzatori di Macromedia Flash), l’altra costituita dai detrattori di questo software. La maggior parte di questi ultimi è totalmente contraria al suo uso, in quanto stimolerebbe il designer allo sviluppo di siti esclusivamenti orientati all’impatto grafico, caratterizzati da scarsa usabilità (uno dei verba di Nielsen); un gruppo più sparuto (costituito -chissà perchè?- soprattutto dai membri anziani) è certamente più democratico e considera, giustamente, Flash esclusivamente uno strumento, che può essere utilizzato bene o male, a seconda delle capacità di chi lo usa (generalmente, in Italia almeno, se ne abusa, malamente..). Se, quindi, un annetto fa, il discorso faceva solo sorridere, adesso c’è già gente che si accapiglia per dimostrare, a torto od a ragione, la propria competenza in usabilità.

Sono andate formandosi, quindi, diverse fazioni tra professionisti che dovrebbero condividere la medesima conoscenza, almeno in teoria, e gli stessi standard di produzione (perchè, in fin dei conti, è proprio di metodologia che si sta parlando..). Tuttavia, ciò non è imputabile a Lui, l’uomo eletto dalla Comunità internazionale dei KIW’s, il guru mondiale della Usability, Jakob Nielsen. Il fatto che ormai anche i bambini, invece di farsi leggere le favole, tentano di cimentarsi con i rudimenti della pratica dell’Usabilità, non è colpa di un uomo e dei suoi AlertBox che settimanalmente finiscono nella mailbox di persone di tutto il mondo. Egli non ha voluto tanto rumore solo per generare discordia: il suo scopo, giusto, è stato quello di voler focalizzare l’attenzione dei professionisti su un problema così semplice come il fatto che qualsiasi sito abbia un utente, con le sue caratteristiche e necessità. Di certo ha voluto anche tirare acqua al suo mulino (e soldi al suo portafoglio..), creando tanto allarme (Alert), ma glielo si può perdonare: ha fatto più del bene che del male.

L’esempio italiano: Michele Visciola
In Italia pare che il guru dell’usabilità possa essere Michele Visciola, uno psicologo: attraverso la sua azienda (Usability & Human Factors, ora del gruppo Etnoteam) ha condotto una crociata per l’usabilità (ed ha giustappunto scritto il libro “Usabilità dei siti web”) che continuaoff-line a colpi di costosissimi corsi e congressi. La sua visione dello usability engineering, a differenza di quella di Nielsen, è molto più sperimentalista ed in linea quindi con la metodologia psicologica: tests, tests, ed ancora tests per valutare (con campioni più o meno rappresentativi tra i novices e gli experts) l’usabilità dei siti.

Nel suo libro, peraltro molto più idoneo a perorare le motivazioni commerciali dell’approccio dell’usabilità (“è meglio spendere un pelino di più ora che trovarsi dopo con un sito inutilizzabile..“) che ha spiegarne gli elementi operativi fondamentali (come, ad esempio, fa invece il testo di Sofia Postai: “Siti che funzionano“), tutta la filosofia di Visciola viene espressa in maniera molto palese: è necessario un processo di analisi, in fase progettuale, di produzione e post-produzione, di ciascun sito in maniera da poter garantirne un’adeguata usabilità finale. Sfortunatamente -e non è affatto un parere personale, ma frutto di giudizi espressi da persone che con Visciola hanno lavorato (“Non è possibile che ci venga a parlare di fare un focus-group su un progetto che è già stato portato in fase avanzata senza il suo, pur richiesto, aiuto.. E’incompatibile col nostro ciclo produttivo!“)- pare che questa filosofia sia molto più teorico-accademica di quella di Nielsen e compari in America.

Risultato: se già, solo con Nielsen, si faceva un bel trambusto nel mondo dei Kiw’s tra i sostenitori di un approccio “Nielseniano” fondamentalista-radicale ed uno più flessibile, ora c’è ancor più confusione ed incomprensione tra le parti. In più: se prima i pochi adepti dell’usabilità erano tali proprio perchè costituivano quella minoranza di individui che, per cercare il valore aggiunto della competenza, scartabellavano i siti americani ed acquistavano i libri in inglese on-line, ora che “Web Usability, The Practice of Semplicity” è stato tradotto in italiano e che vi sono molti testi e siti in italiano che si occupano di usabilità, il casino è veramente garantito: tutti, e proprio tutti, si sentono in diritto di mettere bocca su cosa sia l’Usabilità, quali siano i suoi scopi e come si possa praticarla.

L’usabilità sulla bocca di tutti: la moda..
Non sono contrario affatto ad una deregulation, ad una specie di destrutturazione della dottrina, perchè penso che sia la via più corretta per l progresso, tuttavia comincio a stufarmi di rischiare di trovare due avventori di un bar che discutono di usabilità. Va bene (anzi benissimo) parlarne, ma il troppo stroppia.

Ormai è diventata una moda: tutti parlano, più o meno a sproposito, di usabilità applicata allo sviluppo di prodotti Web. Il bonus dell’e-mail scherzosa sopra riportata ne è un fulgido esempio: “un’e-mail e'”una piccola interfaccia utente a tutti gli effetti”“, a parte essere una citazione molto alla Nielsen, ci può far capire che, come moda, il parlare di usabilità è diventato un fatto in cui si vanno a contare i peli nell’uovo a qualsiasi oggetto potenzialmente della discordia. Il dire che un’e-mail è un’interfaccia utente altro non è che l’estremizzazione dei concetti di cui va fiero Nielsen, però senza il suo approcc
io comunque orientato al business, al mantenimento di un buon rapporto costi/benefici, anche nella scelta di un’efficace ed efficiente Usability Evaluation. Andare così nello specifico non è che “Usabilità per l’Usabilità“, un assurdo persino a livello teoretico.

Se la “competenza” in materia di usabilità è diventata così popolare, ossia oggetto di discussione aperto al giudizio ed ai commenti di tutti, nella stessa quantità ha perso di valore: ora più che mai non penserei neanche per scherzo di pagare di tasca mia un corso sull’usabilità, perchè, come oggetto pubblico, è diventata mercé di variazioni sul tema che snaturano o sminuiscono (invece di accrescere) la significatività dei corsi stessi. In ogni città (almeno quelle più grandi..) ve ne è uno, e questo per me è tuttaltro che un segno che venga condotto con eguale qualità..

L’usabilità in azienda
La corsa all’usabilità dei propri prodotti è stata anche cavallo di battaglia di numerose aziende della produzione Web: sia tra quelle “grandi” che tra quelle “piccole” e magari “new-entries“. A differenza di quelle grandi, nelle quali un rinnovamento delle competenze è frutto di un lungo e tortuoso percorso (la resistenza del Personale, la sua formazione, etc..), nelle seconde ha avuto un impatto persino poderoso: alcune di queste ne hanno fatto il proprio Core Business.

Tutto bene sin qui, se non fosse che nei siti di molte di queste, sviluppati spessissimo con Macromedia Flash (che richiede una competenza speciale per ottenere una buona usabilità del prodotto..), talvolta è persino difficile trovare un indirizzo e-mail (una cosa Abominevole in quanto ad usabilità!) al quale rivolgersi per sapere l’URL della versione HTML only.
Sulle aziende di grandi dimensioni, invece, nulla da eccepire se non il fatto che spesso non sono riuscite a convincere i propri Committenti / Clienti della bontà di alcune regole (ma sarebbe, in questo momento, meglio parlare ancora di euristiche) dell’usabilità da considerare sempre e comunque. Risultato: pur non volendolo, ma per assecondare i desideri di clienti auto-ascrittisi ad esperti della navigazione, talvolta fanno gli stessi errori delle aziende giovani.

In tutti i due casi, comunque, (pur ammettendo numerose eccezioni) pare che, seppur trattata e bistrattata da vari fronti e varie fonti, l’Usabilità non sia ancora costituita da un corpus di regole unanimamente accettate ed applicate: tra le varie fonti, c’è chi dice una cosa e chi un’altra, chi accetta dei compromessi e chi non ne vuole sapere, chi segue pedestremente la strada sinora percorsa e chi cerca di trovare qualcosa di nuovo e/o migliorare.

L’usabilità è stata realmente compresa?
Non si può nemmeno pensare che il termine Usabilità sia nato con il Web o, in generale con l’interfaccia informatica: anche la forma dei comandi di una Lancia degli anni ’70 è stata studiata secondo dei paradigmi del buon uso. Tutti i moderni designer’s hanno competenze, già persino dall’età in cui frequentavano corsi universitari, su concetti di Ergonomia ed Usabilità: si tratta insomma di una cultura molto istituzionalizzata all’interno dei gruppi di addetti ai lavori di diverse specialità. Nielsen e compari non hanno fatto altro che applicare questi valori ad un ambiente di nuovissima concezione, come quello dell’Informatica come la conosciamo oggi, del Web e di Internet in genere. Si tratta dunque di un’innovazione di contenuti e di applicabilità, ma di un’idea sicuramente non giovanissima (di almeno una quarantina d’anni).

L’originalità, in questo specifico caso, sta semplicemente nella sua necessarietà strutturale che prima non era stata prevista: essendo questa un’era di svolta, da una cultura materiale ad una virtuale, d’informazioni, si è presentata la necessità di creare una transizione tra questi due stati. Per accedere alle informazioni è necessario l’uso di strumenti, che molta gente non comprende né, soprattutto, è capace di utilizzare; per ovviare a ciò non è preferibile sicuramente pretendere la competenza dagli utilizzatori, ma rendere lo strumento più agibile e trasparente, complementare alle esigenze di chi lo usa e potrà continuare o meno ad usarlo. Se poi l’uso dello strumento può permettere anche speculazioni economiche da parte di chi lo produce, questa necessità assume certamente un’imporatanza rilevante.

Pare, invece, che questa filosofia non sia stata seguita: la prova di ciò sta nel fatto che è stata totalmente decontestualizzata, privata del contesto operativo in cui dovrebbe venir applicata. La frase “l’Usabilità per l’Usabilità” prima riportata descrive appieno questo fenomeno: molta gente discute di Usabilità proponendo regole specifiche che, alla fine, mal si adattano all’ambiente, estremamente variabile per sua natura intrinseca, della produzione Web. Tanta, troppa gente ha le mani in pasta, per poter proferire al pubblico concetti realmenteusabili ed intelligenti.

Un pericolo: le norme ISO 9400
Alcune delle ISO 9400 si occupano di ergonomia dell’interfaccia utente nei softwares, della loro usabilità. Ora, pur considerando le norme in materia di Qualità un validissimo strumento e persino fonte d’ispirazione, credo che queste ultime, applicabili anche all’Usabilità dei Siti Web, potrebbero sortire alcuni pericolosi effetti: a prescindere dal fatto che qualcuno -magari poco competente oppure troppo (vedi sopra)- potrebbe raggiungere il ruolo del Legislatore nell’amito dell’ISO o della certificazione di Qualità, potrebbe darsi, un giorno, che saremo costretti, per legge, a sviluppare siti tutti secondo un preciso schema, non solo logico ma anche esteriore, grafico. Un’ipotesi abbastanza remota, tuttavia logicamente plausibile (“Le vie della politica e della burocrazia sono infinite..“).

Il pericolo c’è: è molto facile passare dalla confusione di oggi, dove tutti hanno qualcosa da
ire, alla necessità di imporre un ordine. Il rischio è che quell’ordine sia impartito da personaggi che non avrebbero la competenza per darlo (e che ora magari sono la causa, e contemporaneamente l’effetto, di questa confusione).

In conclusione..
Per favore, che non si parli più di Web Usability, od almeno se ne parli di meno e solo in maniera sostanzialmente significativa! A parte l’essermi stufato di sentire tante chiacchiere fatte a vanvera e, talvolta, senza la competenza opportuna, vorrei finalmente ritrovare l’equilibrio che avevo qualche tempo fa: sapevo quali erano i miei riferimenti e le risorse cui attingere, avevo la possibilità di fare una personale critica a ciascuno di questi ed in generale sapevo raccapezzarmi per poter trovare autonomamente delle buone idee. Ora tutto è cambiato: se cerco “Usabilità” o “Usability” su un motore di ricerca trovo troppi risultati, e se visito ciascun link spesso riscontro che molti di essi tentano di spiegarmi la loro idea di usabilità, facendola sudare tra percorsi logici e di navigazione incomprensibili ed inutilizzabili persino da un navigatore esperto come me..

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