By: Davide Cappelli Acceso: settembre 24, 2006 In: Riflessioni Comments: 0

Molto spesso, in veste di clienti, ci si chiede che fine facciano i soldi che vengono spesi presso un fornitore di servizi. La domanda sorge spontanea soprattutto quando il conto risulta, magari sorprendentemente, “salato“: «Cosa ci faranno con (tutto) questo denaro?». Spesso e volentieri i soldi confluiscono in spese semplicemente “normali“, mentre in altri casi si riesce persino a farli fruttare; talvolta, infine, finiscono a costituire il cosiddetto “grasso che cola” (la brutta ‘visione‘ è ideologicamente desiderata..). Nel caso di Cappelli.Net, la cui clientela non ha mai sofferto di “brutte sorprese“, è abbastanza facile spiegare la destinazione di questi denari..

Innanzitutto va detto che, ideologicamente, per Cappelli.Net non esiste differenziazione, se non a livello fiscale, fra le varie spese, “ufficiali” o “in borghese“. Ciò vale pure per i collaboratori, il cui benessere (psicofisico) è considerato il principale motore produttivo. La spiegazione di questo atteggiamento è abbastanza banale e discende dalle peculiarità del lavoro informatico. Lavorare in questo settore – come ben intubile da quest’ironica immagine – , infatti, (può) significa(re)..

  • ..sostenere orari iper-flessibili: 24 ore di fila un giorno ed a nanna i due successivi;
  • .., pur non svolgendo mansioni manuali né tantomeno “a rischio“, incorrere in patologie (inabilitanti al lavoro) di vario tipo;
  • ..spendere ore ed ore a rincorrere l’obsolescenza delle proprie competenze.

Se si giungesse alla conclusione che una siffatta tipologia di lavoro fosse incompatibile con la vita “normale“, da padre/madre di famiglia, si dovrebbe pure poter evitare di constatare che viviamo in un mondo abbastanza intriso di bit & byte. Gli informatici, invece, si accoppiano (soprattutto con partner di altri settori lavorativi) e si riproducono, e poichè non sembra si separino più degli altri (impiegati..) è pensabile che ci si riesca a costruire una vita, se non “regolare“, quantomeno “pseudo-regolarizzata“.. E pure questa “regolarizzazione“, neanche a dirlo, la si paga in contanti!

Non so cosa facciano gli altri informatici, né come spendano i soldi che il lavoro porta loro. So, però, come stanno i miei bilanci, sia quelli istituzionali che quelli individuali-“in borghese” come Davide Cappelli..

Spese istituzionali

Tralasciando i costi fissi/variabili di gestione delle attività le spese di Cappelli.Net si concentrano principalmente su due poli: Ricerca & Sviluppo e Manutenzione, laddove quest’ultimo riguarda la «creazione e la persistenza di condizioni ambientali e sanitarie adeguate alla massimizzazione ed all’ottimizzazione della produzione..». Vanno manutenuti, come abbiamo detto, sia la mente che soprattutto il corpo: la prima perché è li che avviene la "magia" (per piccola che possa essere), il secondo perché, alla fine, è con esso che si agisce (molto di più che per un comune impiegato).

Manutenzione

L’esperienza, sia esterna che interna, con una ben nota azienda di consulenza (Segesta) nel ramo della manutenzione industriale – oltre all’educazione famigliare, essendo stato io tirato su da un dirigente industriale – mi ha insegnato che la manutenzione è una questione non solo di recovery in caso di problemi (straordinaria), ma anche di pianificazione (ordinaria), e soprattutto di sapere recepire i cosiddetti "segnali deboli" di un futuro guasto (predittiva). Applicando all’informatico..

  • Va realizzata una postazione di lavoro il più possibile ergonomica. Niente 626 et similia, piuttosto esperienza diretta: tastiera e mouse comodi (essenziale il mouse pad in gel per ridurre il rischio di tunnel carpale), entrambi possibilmente multifunzione (con la possibilità di impostare tasti e/o pulsanti aggiuntivi); monitor non inferiore ai 19”; sedia (o meglio poltrona..) con schienale alto, possibilmente in tela (per evitare eventuale eccessiva sudorazione) e rinforzo sulla zona lombare (come questa); piano di lavoro regolabile.
  • In certi casi è consigliabile pure l’impiego di due o più monitor e due o più workstation – io, ad esempio, lavoro contemporaneamente su due pc (sviluppo e comunicazione + ufficio), un server locale (file/web/mail/etc..-server) ed uno (o più) remoti contemporaneamente -, eventualmente interconnessi da switch VGA+PS2; l’impiego di software per il comando vocale – e, con una certa pratica, per la dettatura (del codice e/o di altro) – sono sempre benvenuti come presidio contro infiammazioni agli arti (ed alle mani) e/o in caso queste alla fine avvengano lo stesso.
  • Vietati tutti quegli apparecchi o gadget che non (mi) obbligano ad abbandonare la sedia almeno 5 min. ogni ora, tipo il frigo, lo scalda/raffredda bevande USB, etc., perché non serve una legge – sempre la 626 – per capire che è imperativo sgranchirsi globalmente con una certa frequenza. Gli stessi gadget – cui aggiungerei il portacenere USB con ventola e filtro – possono, invece, risultare di conforto nelle sessioni di lavoro sotto pressione e/o di notte.
  • Particolare attenzione – dato l’uso sempre più frequente di sistemi VoIP (tipo Skype, Google Talk, etc. ma
    pure su base SIP) – va data alla qualità audio delle conversazioni Il rischio è di incorrere in indesiderate cefalee/emicranie e, a lungo andare, fenomeni di ipoacusia e/o tinnitus/acufeni, problemi che mal si sposano con un tipo di lavoro che richiede un’attenzione e lucidità mentale costanti. Per questo vanno scelti dei sistemi vivavoce o a cuffie adatti, ovvero in grado di gestire costantemente l’equalizzazione audio, riducendo il rischio.
  • Se i suesposti presidii dovessero risultare insufficienti a ridurre l’usura, e quindi ad evitare anche temporanei "fuori servizio", non c’è niente di meglio di una bella giornata di pausa ristoratrice (o più d’una..). Il problema – senza contare le esigenze da carico di lavoro – è che ogni giornata non lavorata è pure una giornata non fatturata; e, non esistendo alcuna forma assistenziale (pubblica) sufficientemente flessibile da considerare situazioni come questa, ciò significa che è necessario fare ricorso ad una o più polizze assicurative (private). Ce ne sono di varii tipi, ma poche pagano a breve scadenza, e quindi bisogna proprio trovare la soluzione più adatta alle proprie esigenze.
  • Sempre nel capitolo "assicurazioni" ricade la copertura di una serie di spese sanitarie frequenti, utili ad anticipare, e talvolta a prevenire, l’insorgenza delle varie patologie descritte finora. Ogni anno, infatti, sarebbe meglio che l’informatico sano – per quello già compromesso tale intervallo dovrebbe essere inferiore – dovrebbe sostenere una serie di visite mediche: dall’oculista (serve un perché?), dall’otorino/audiometrista, dall’ortopedico/fisiatra ed infine da uno specialista di medicina generale (patologie vascolari, endocrine, etc.) che sappia eventualmente indirizzarlo in altri esami. Non si tratta d’ipocondria, ma della stessa attenzione che può avere un autista per il tagliando periodico del suo veicolo..

Ricerca & Sviluppo

Il primissimo capitolo di spesa – che suona come una manutenzione delle competenze.. – è quella in libri. Sembrerà strano, in un’epoca in cui tutto dovrebbe avere il sapore dell’immateriale, ma è proprio su questo riferimento – assieme, ovviamente(!!), alle risorse on-line – che si continua a puntare: personalmente, dal 1997/98, vi ho speso ogni anno una somma attorno ai 1.500-2.000 € e la considero ancora la migliore forma di investimento. Ciò perché se le risorse reperibili in Rete, od in formato file, su Programmazione e affini abbondano, la stessa cosa non si può affermare su tutto quanto a tale core business aziendale fa da, fondamentale, corollario: Organizzazione (delle persone, della produzione), Ergonomia/HCI (del prodotto), cui vanno a sommarsi le competenze, in Marketing e Comunicazione, da offrire alla clientela. Per tutte queste discipline va sviluppata (almeno) una competenza comparabile con una preparazione universitaria, che si conquista solo impiegando il "metodo classico", ovvero con lo studium..Ovviamente i libri rappresentano soltanto una fra le molte forme di aggiornamento professionale costante a disposizione dell’informatico, il cui tempo, e quindi il denaro, deve essere impegnato anche

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