Esiste ancora la "Telelavorabilità"?
La telelavorabilità (”teleworkability“) di una mansione è la praticabilità della stessa di essere svolta in qualche forma di lavoro remotizzato. La questione è assai controversa: quali tipi di lavoro possono essere svolti in Telelavoro e quali no è una domanda la cui risposta rischia d’essere troppo influenzata da fattori coi quali la razionalità e la scientificità c’entrano ben poco.
Il sospetto sorge sin dalla osservazione che, nella letteratura del settore, esista una notevole differenza tra autori in lingua inglese ed in lingua italiana, benché un serio confronto non sia possibile, a causa del fatto che la parte di letteratura prodotta da questi ultimi è solo un’infima parte di quella totale. Ad onor del vero, in effetti, va detto che forse solo gli autori italiani si ostinano su questa variabile della telelavorabilità, mentre gli altri - nella bibliografia a mia disposizione ci sono Europei di tutti gli stati, Americani e Canadesi - l’hanno, da tempo, abbandonata. Già, perchè sembra che questa questione, molto in auge a cavallo tra gli anni ‘70 e tutti gli ‘80, per gli autori internazionali abbia ormai perso quasi ogni attrattiva.
Sono sempre stato molto affascinato dalle relazioni tra Sovrastruttura e Struttura, ed è appunto in quest’ottica che ritengo si possano spiegare tali osservazioni. Dal punto di vista strutturale, infatti, l’Economia in cui vivono gli autori italiani è, per molti aspetti, meno aperta, dinamica e avanzata di quella dei loro colleghi. Può essere considerata anche una opinione di parte, ma si tratta pur sempre della parte esterna, quella dei paesi che condividono con il nostro il mercato mondiale, e che pertanto hanno una fisiologica necessità di formarsi giudizi quanto più possibilmente obiettivi sulla situazione economica e produttiva locale. Se nella storia recente l’Italia ha spesso subito il biasimo di saper risollevare periodicamente un’Economia strutturalmente debole solo al prezzo di costose svalutazioni monetarie, adesso, quando quella via non è più percorribile e pertanto i passati sospetti si materializzano in tragica realtà, le valutazioni si fanno davvero umilianti: nell’Eurozona l’Italia è fra gli stati col P.I.L. (prodotto interno lordo) pro capite più basso; ad una grave congiuntura internazionale quasi tutto il mondo fa fronte con un minimo di ripresa, mentre l’Italia si attesta ad uno 0% secco, proprio in Agosto 2005;” nello stesso mese giunge un altro giudizio, sull’affidabilità, che sfiducia tutta la classe dirigente, al governo ed all’opposizione, giusto poco dopo un “rating” sulla competitività non meno ferale. Dall’interno, il Presidente di Confindustria si associa al coro di critiche, sostenendo che l’Italia è il paese nel quale si importa quasi tutto, incluse le metodologie produttive e manageriali, e si esporta principalmente produzione di nicchia (il cosiddetto “Made in Italy”, per esempio la moda..) e turismo, almeno fino a che sarà ancora sufficientemente appetibile in questi settori.
Assumendo, quindi, l’influenza della Struttura sulla Sovrastruttura (Kuhn) si può spiegare l’insistenza degli autori italiani sulla telelavorabilità indicando come causa una cultura manageriale ed economica comunque in ritardo su quelle degli altri paesi, nella quale il T.Q.M. (Total Quality Management), per esempio, è ancora in voga, quando nel suo luogo d’origine (Stati Uniti, come al solito..) è passato di moda da svariati anni. Una situazione come questa non può che frenare il progresso della ricerca scientifica, soprattutto in quelle discipline che analizzano e propongono soluzioni destinate al management e all’economia. Non per nulla non solo la questione telelavorabilità, ma tutto lo studio sul Telelavoro, appare nei testi italiani come ancora ad un livello poco più che embrionale, in cui si dibatte oggi su argomenti che altrove sembrano essere già stati archiviati da un pezzo.
Di ciò si può facilmente accusare gli autori - la cui unica vera colpa è quella di omettere sovente d’inserire, nelle bibliografie delle loro opere, la gran parte della produzione internazionale: da quella americana, basilare sia dal punto di vista teorico che pratico, a quella nord-europea, nella quale si trovano i commenti più perspicaci sulle barriere, da quelle tecnologiche a quelle sociali ed organizzative, che possono frenare la diffusione del Telelavoro.. . ma, molto probabilmente, sarebbe più giusto farlo con quel contesto operativo in cui ci si pone domande oramai obsolete. L’effetto di questo ritardo si realizza, ad esempio, nel fatto che gli autori sono costretti ad indugiare su analisi di progetti pilota, ormai superati in tantissimi altri paesi, per il semplice fatto che sono l’unico “materiale” disponibile in Italia, oppure che in molti testi compaiono ancora tanto lunghi quanto inutili elenchi delle posizioni telelavorabili (??).

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